blog aperto | degusta un ARTISTA

DEGUSTA UN ARTISTA

Suggestioni:

[da una storia realmente accaduta]

Il Prof. Propolis alla coreografa, entusiasta: Ora usciamo e provochiamo. Scateniamo reazioni. Urrà si fa. Legittimati dall’arte? Dall’Istituzione. Certamente. Scriviamo col gesso su un negozio di lusso: Scusa Louis, (Vuitton) è la Biennale.
Poi tocca a Chanel, che preferisco, se non per il design, se non altro per la personalità. Poi a terra, in piazza, disegno una sagoma, che potrebbe essere un campanon, se avessi 5 anni. Ma ne ho 35 anni e intervengono i vigili. Diatriba e resistenza con effetto insperato: i danzatori danzano, la divisa desiste, si scatta un selfie e il professore esulta.
La coreografa però è appena svenuta.
L’atto spontaneo prende forma ingenuamente pericoloso.
Da un lato il potere di un istituzione forte a presunta tutela del processo di sperimentazione e la ricerca di una forma e un contenuto a tutti i costi provocatorio, dall’altro un simbolo del sistema del consumo e dell’effimero, che si fa chiamare a sua volta arte, legittimata dal mercato: per un istante entrambi indaffarati a spartirsi gli intenti di presenza su un muro e un pavimento. Entrambi strumenti di una situazione che a sua volta è strumento:

E ciò che chiamiamo Arte, è strumento dell’artista per attraversare il mondo o viceversa è l’artista che si fa asservire ad essa? L’artista sa di essere un’artista quando trova il consenso di un pubblico ( e di un riscontro economico) o lo è a prescindere? L’istituzione legittima l’espressione del libero pensiero che l’artista necessita per farsi tale o ne decreta la morte immediata non appena scende a compromessi col sistema dominante? Giochiamo al confine dove si sollevano domande. Poiché questo serve dopotutto l’arte? O no?

 

integrazione: Lettera a un artista anonimo.

3 risposte a "blog aperto | degusta un ARTISTA"

  1. L’artista è artista a prescindere dal consenso. Come definire l’arte? Linguaggio universale? Ogni forma d’arte diventa a un certo punto universalmente riconosciuta come tale? L’artista può comunicare col mondo solo attraverso la propria arte che in qualche modo lo protegge, gli dà forza, gli dà modo di esprimersi. L’artista che scende a compromessi con il sistema, che non resta fedele alla propria arte, a se stesso, si perde. L’omologazione non appartiene all’arte.

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    1. L’artista si autolegittima attraverso il proprio “fare” come artista, un fare che lo protegge poiché gli dona identità. L’arte crea universi. Il suo scopo è generare e indagare, prima ancora che spiegare. L’arte autentica produce domande, non devolve risposte; scopre enigmi, non ne risolve. Ma l’artista che trova il compromesso con il sistema, che in esso attraverso la sua opera installa un dubbio, incarna un percorso, genera un mondo, può dirsi forse solo più privilegiato?

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  2. L’artista veneziano è influenzato dalla laguna, nelle gesta, nel tratto, nel lavoro. Un artista che ha vissuto a Venezia porterà dentro di sè sempre qualcosa della città e quel qualcosa sarà sempre visibile nella sua arte. Quando arriva Biennale poi, tutti pensano di essere sul tetto del mondo ma ben presto ci si accorge dell’illusione e si ritorna al punto di partenza…

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