blog aperto | digerisci il PORTO

DIGERISCI IL PORTO

Suggestioni:

Ci sono molti posti di lavoro n ballo . L’economia indiretta. Si dice. Un indotto fondamentale. Non vorrete mica…Dietro ogni posto di lavoro c’è una famiglia.
Sacrosante sbandierate motivazioni. Eppure.
Eppure sarebbe molto semplice spiegare che il problema non è la quantità, ma la qualità degli arrivi. Basterebbe far passare questo piccolo fondamentale concetto per il quale non si rifiuta la nave, in sé, come oggetto tabù, né il porto , che non è un demonio, in sé. Nè lo sono i suoi apparati: marinai, operatori e assistenti. Lo è il meccanismo innescato dal pensiero che possa esserci solo questo tipo di porto, di turismo, massivo e sconsiderato. E’ la folle paura del cambiamento. Perché infine, diciamolo, siamo affezionati anche al lamento.

E se non fosse così? Se si avesse fiducia nel fatto che certi meccanismi di conversione richiedono tempo, e che gli effetti non sarebbero immediati, ma non per questo infine poco evidenti . Se il paradigma svoltasse verso un uso sapiente della gestione dei flussi ponendo gloriosamente fine ai conflitti? Se ci fosse più lavoro e meno propaganda? Se non fosse troppo tardi? Se Se Se. Se?

Una risposta a "blog aperto | digerisci il PORTO"

  1. Venezia è quella bottiglietta di plastica che ultimamente fa tanto smuovere le coscienze.
    Trovo proprio questo parallelismo: nei prossimi 20 anni, se dovessimo continuare di questo passo, saremmo sommersi dalla plastica – nei prossimi 20 anni, se se se se si non trova una soluzione adeguata in merito ai flussi turistici, acqua alta, erosione delle barene… Venezia scomparirà.
    Il ritmo di decadenza è di pari passo.
    Il turista ha tra le mani questa problematica bottiglietta di plastica che simboleggia Venezia: la compra, la beve, sfrutta le sue possibilità e poi si trova davanti a una decisione: riciclarla consapevolmente, cioè rispettarla o gettarla dove gli pare.
    Qui non è un fatto di sistema, è una questione di coscienza personale.
    I meccanismi ormai sono innescati, ma ognuno ha la consapevolezza del proprio agire, che è costituito da azioni e non dalle possibilità del sé.

    Sorge spontanea un’ altra domanda, il turista così come la città è la vittima o il carnefice, in questo circolo vizioso di approdi e salpi di grandi navi ?

    "Mi piace"

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