RADICI

Come ha aperto “Taste Venice”?

VALENTINA:

Tutto è iniziato da un evento, sì lo diciamo, ben triste: di due nonni che se ne vanno, e come dice un antico detto africano, gli anziani che muoiono son come biblioteche che bruciano.
Ho pensato così di radunare a casa pochi amici per una cena, in una casa, la loro, che presto sarebbe andata svuotata delle loro storie e dei loro ricordi.

EVELYN:

Abbiamo pensato di servire dei piatti e accompagnarli a delle poesie per cibare il corpo e l’anima e commemorare gli ospiti scomparsi. L’ultimo appunto è dedicato al nonno: un artista e artigiano, schivo e timido e pieno di valori da trasmettere.

Evelyn e Valentina erano già coinquiline e in poco tempo si mettono a creare il “Metamenù d’artista”.
Evelyn ai fornelli: solo prodotti di Venezia e di stagione e costo equo.
Valentina guarda l’amica e con carta e penna alla mano scrive rime semplici e baciate, filastrocche, pensando che a ogni piatto possa corrispondere un personaggio, quasi un archetipo, della bella laguna.
La matassa concettuale si dipana da sé: siamo in una casa che verrà sgomberata, non c’è visione politica per restaurarla ed assegnarla, tu nemmeno potresti starci, sei un occupante, poco importa sia stata casa tua da generazioni.
Difficile da spiegare cos’è e da dove nasce un’occupazione amministrativa, ma certo è che sorge spontanea la voglia di raccontare la città. 

Poco tempo dopo, la casa, situata in un quartiere spopolato e marginale si apre per qualche mese all’esperimento di divulgazione e ospita artisti, musicisti, turisti, progetti e proposte di condivisione.

 

Emiliano, ideatore dell’etichetta Red Fish Blues, ha saputo dell’iniziativa e ha proposto di parteciparvi registrando gli incontri. Inizialmente solo 3-4 amici, che si parlano sul web, incroci d’anime vere e virtuali, che si trovano a spartire un piatto a tavola e alleviare in compagnia i problemi di tutti i giorni: com’è duro stare in città, trasferirsi, pagare l’affitto, parlare con chi è diverso, suonare e dipingere, farsi una famiglia, mantenerla, stare insieme, litigare, crescere, rispettarsi, perdonarsi. Alla seconda prova con cena del nascente laboratorio musicale Daniele il bassista esclama: «Sono queste le poesie da cantare!» E gli amici non son più 4 ma crescono e iniziano a lavorare insieme. Nasce così il laboratorio “Conversazioni Sonore” che ha condotto alla produzione dell’album.

 

Annunci